IL VESSILLO
Cordialiter (Blog sul cattolicesimo)
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Selezione degli scritti più interessanti
Cattolici a modo loro
A volte capita di incontrare certe persone che si autodefiniscono cattoliche, vanno a Messa, ricevono la Comunione... tuttavia in materia dogmatica e morale preferiscono regolarsi di testa propria, anziché uniformarsi alla Dottrina Cattolica. Per esporre in maniera più coinvolgente il modo di ragionare di costoro, ho composto un breve dialogo tra due personaggi di fantasia: Palmiro (cattolico a modo proprio) e Thomas (cattolico coerente).
I religiosi sono la parte più eletta che Iddio ha fra gli uomini su questa terra per dilatar la sua gloria, e per vedersi amato da essi con amore più speciale e più puro di quello con cui viene amato da coloro che vivono in mezzo al mondo, applicati alle cure secolari. [...] E perciò ogni convento di religiosi che si trova sulla terra dovrebbe considerarsi come un'adunanza di uomini che, staccati da ogni pensiero terreno, non attendono ad altro, che a vivere solo a Dio, sicché di loro possa egli gloriarsi e dire: Costoro son tutti miei, sono la delizia mia.
Titolo originale: “Stimoli a' religiosi per avanzarsi nella perfezione del loro stato”. Brano tratto da: OPERE ASCETICHE, in “Opere di S. Alfonso Maria de Liguori”, Pier Giacinto Marietti, Vol. IV, pp. 444 - 447, Torino 1880
Il “Novus Ordo Missæ” in stile tridentino
Tra il 2002 e il 2003 ho assistito circa un centinaio di volte alla Santa Messa celebrata col “Novus Ordo Missæ”, ma in stile tridentino: sacerdote rivolto “versus Deum”, canone romano, canti gregoriani, preghiere in latino (almeno il canone), Comunione in ginocchio, piattino sotto il mento ...in pratica le principali differenze con la Messa tridentina si limitavano alle preghiere dell'offertorio e all'assenza del salmo 42 e del secondo Vangelo.
Quando vedo un prete con l'abito talare rimango molto edificato, sia perché mi ravviva il ricordo di sacerdoti esemplari come Don Bosco, Don Giuseppe Tomaselli, Don Dolindo Ruotolo e tanti altri, sia perché mi colpisce il coraggio dimostrato. Sì, parlo di coraggio, poiché immagino non sia facile andare controcorrente senza vergognarsi di apparire in pubblico vestito da sacerdote cattolico anche a costo di essere etichettato da taluni progressisti, mondani e lassisti come "un prete all'antica" e cose di questo genere.
La Madonna a Fatima aveva preannunciato che sarebbero giunte mode che avrebbero molto offeso Gesù Cristo. Ciò si è effettivamente avverato. Oggi, molte donne (non solo loro) vanno in giro svestite in maniera indecente. Purtroppo, anche molte cattoliche praticanti si sono lasciate influenzare dalle mode immorali. Addirittura alcune fedeli si permettono di utilizzare abiti scandalosi persino in chiesa.
Pio XII è il Sommo Pontefice, tra coloro che sono stati eletti nel XX secolo, verso il quale nutro maggiore stima e devozione. Sapere che egli è il Papa più odiato dal mondo (almeno tra i Papi eletti nello stesso secolo) non mi stupisce affatto. Non si può piacere contemporaneamente a Dio e al mondo. I veri cristiani, sono sempre stati perseguitati. Persino Gesù, nonostante fosse l'essere più buono dell'universo, venne perseguitato. Dunque se massoni, comunisti, progressisti, modernisti e compagnia bella, detestano Pio XII, significa che egli fu un vero seguace di Cristo.
Nel gennaio del 2002 ho deciso di andare ad assistere alla Santa Messa in latino secondo l'antico Messale tridentino (ovviamente in una chiesa dove viene celebrata da un sacerdote in piena comunione con il Romano Pontefice). Nella mia regione non ve ne sono, quindi ho preso il treno e sono andato a Rimini.
Consigli per i fedeli che si recano per la prima volta alla Messa in latino
Sono molti coloro che desiderano recarsi per la prima volta nella loro vita ad assistere alla Santa Messa celebrata con l'antico "Missale Romanum" detto di San Pio V.
Chi più chi meno siamo tutti peccatori. Penso che conoscere la vita di fra Tommaso Maria di Gesù (al secolo Pasquale Calvanese) può essere di grande incoraggiamento per coloro che attualmente sono in disgrazia di Dio, ma vorrebbero uscire da questo stato penoso per cominciare a vivere nell'amicizia del Signore...
Per venire incontro a coloro che sono in ricerca vocazionale, ho pensato di elaborare questo modesto scritto. Di farina del mio sacco c'è ben poco. In pratica mi sono limitato a compendiare gli ottimi consigli che Sant'Alfonso dè Liguori, ed altri dotti maestri hanno scritto in proposito. Per esporre questa materia in maniera più coinvolgente, ho composto un dialogo tra Padre Bartolomeo e lo studente universitario Daniele De Angelis. Entrambi i personaggi sono inventati...
Riporto alcuni preziosi "pensieri" tratti dal libro "Il baluardo", edito dalle Edizioni Ares nel 1961. Il libro contiene una serie di discorsi e scritti del Cardinale Alfredo Ottaviani (1890 -1979) ultimo Segretario del Sant'Uffizio e primo Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede. Credo che le ultime copie siano ancora disponibili presso la Libreria Editrice Vaticana, la quale lo vende ad un prezzo modico (io nel 2003, l'ho pagato 1,29 euro, richiedendolo presso una semplice libreria). Alcuni temi trattati nel libro non sono più attuali, come l'Index librorum prohibitorum (Indice dei libri proibiti) e il divieto di essere preti-operai, tuttavia gran parte del pensiero ottavianeo rimane ancora valido ed istruttivo.
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E' di moda oggi, specialmente presso certi giovani, giudicare, criticare, sradicare tutto ciò che non sa di novità, di moderno, di sovvertimento. [...] E il povero cristiano è sbalordito nel sentire tanta acredine spumata da certi comunistelli di sacrestie, nel sentire in ogni tono che tutto è arretrato. [...] In particolare il solo effetto che proviene dalla loro azione nel campo sociale è scardinare, scalzare, distruggere, radere al suolo, preparare insomma la strada... a chi? basta guardare a chi ha in mano le fila di questa devastazione. Noi diciamo, all'Anticristo, e non temiamo smentita: l'Anticristo per noi è chiunque sta per una società contro Dio o anche semplicemente senza Dio. E chi si allea o tende la mano verso costoro, obbedisce e spiana la strada, senza saperlo, all'Anticristo.
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Meditazioni di Sant'Alfonso Maria de Liguori in mp3
Pensieri sull'Eucaristia e l'apostolato (di Padre Lorenzo Sales)
Cattolici a modo loro
Circa il rilassamento degli ordini religiosi (di Sant'Alfonso Maria de Liguori)
Il “Novus Ordo Missæ” in stile tridentino
Video di Don Giacomo Alberione
La preghiera dei fedeli aiuta il Papa nell'elezione dei vescovi
Consigli per i fedeli che si recano per la prima volta alla Messa in latino
Il ritorno dell'abito talare
Un anticlericale sul treno
Dilagano le mode indecenti
Attenzione agli errori dei giornalisti in materia religiosa
Pio XII, un grande Pontefice
Quella volta alla Messa in latino
Giovanni Paolo II, il Papa della cordialità
Fra Tommaso Maria di Gesù (un libertino convertito)
Consigli sulla vocazione religiosa
Pensieri del Cardinale Alfredo Ottaviani
Un uomo senza Dio
Una mamma veramente cristiana
L'aborto è un abominevole delitto
Bilancio del Cardinale Siri sul Concilio Vaticano II
Padre John Hardon (zelante sacerdote gesuita)
S.S. Giovanni XXIII (un Papa tradizionalista)
L'incredibile tesi degli atei sulla creazione
I catastrofici effetti de “Il codice da Vinci”
Pagine su Don Giuseppe Tomaselli (apostolo della buona stampa cattolica)
Beato Miguel Pro (martire messicano)
Due mostruose eredità del nazismo (eutanasia ed eugenetica)
San Teofano Vénard (martire del Vietnam)
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- Ciao Thomas.
- Ciao.
- Che stai leggendo?
- Un libro del Cardinale Giuseppe Siri.
- Sei cattolico?
- Certo.
- Anche io sono cattolico, però non sono bigotto ...su certi argomenti preferisco ragionare con la mia testa e non con quella del Papa.
- Guarda che essere bigotto significa ridurre la propria religiosità soltanto a pratiche esteriori, non significa seguire gli insegnamenti ecclesiastici.
- Non dirmi che sei contrario all'aborto, al divorzio, al matrimonio tra omosessuali e agli altri diritti civili...
- Questi non sono diritti civili! L'aborto è l'uccisione di un bimbo innocente, il divorzio oltre a separare ciò che Dio ha unito, favorisce e legalizza l'adulterio. Le unioni "more uxorio", (cioè come coniugi) tra omosessuali sono contro natura. Dio distrusse Sodoma e Gomorra poiché i loro abitanti praticavano peccati impuri contro natura.
- Thomas svegliati, siamo nel terzo millennio! Ormai in molti Paesi progrediti, sono considerati diritti civili. Devi essere più razionale. Lascia perdere quello che dice il Papa, devi ragionare con la tua testa.
- Palmiro cerca di essere coerente. Se dici di essere cattolico devi credere che il Papa nel suo Magistero Pontificio è assistito dallo Spirito Santo.
- La tua mente è ottusa! Sei peggio di un prete! Conosco addirittura dei teologi che hanno una mentalità più aperta della tua ed affermano pubblicamente che "l'inferno non è eterno", "il purgatorio è un'invenzione medioevale" ed altre dottrine contrarie a quelle "ufficiali"...
- Nella plurisecolare storia della Chiesa è accaduto non poche volte che degli ecclesiastici fomentassero delle eresie, basti pensare a Lutero, Ario e Pelagio, solo per citarne alcuni. Dunque lascia perdere quello che dicono certi teologi in odor d'eresia...
- Parli come un fanatico fondamentalista.
- Mi sforzo solamente di essere coerente con la dottrina cattolica. Tutto qui.
- Io sono un vero cristiano poiché mi batto contro la fame nel mondo, il precariato selvaggio nel mondo del lavoro e contro il razzismo!
- Queste che hai citato sono battaglie che condivido, ma ricordati che la battaglia principale è quella contro il peccato, l'unica cosa che può portarci alla dannazione eterna.
- Ma non capisci che con questa mentalità ti rendi antipatico a tantissima gente?
- L'unica cosa di cui ho davvero timore è di offendere Dio con il peccato e di perdere l'anima.
- Il Medioevo è finito da tempo! Aggiornati! ...Comunque adesso devo andare via. Ti saluto.
- Arrivederci Palmiro.
Circa il rilassamento degli ordini religiosi
In questo interessante scritto, Sant'Alfonso Maria de Liguori denuncia il rilassamento di molti religiosi. Le sue parole sono talmente chiare che non hanno bisogno di essere commentate. Non ci rimane altro da fare che riflettere e pregare. Preciso solamente che per agevolare la lettura ho eseguito qualche breve taglio e alcuni piccoli ritocchi ortografici.
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Ma, domando, può dire oggidì il Signore di tutti i religiosi che vivono: Questi sono la mia delizia? Oimè, piange la Chiesa, perché vede nei religiosi un comune rilassamento di spirito, unito ad una gran freddezza nel divino servizio! Non si nega, che vi sono i buoni fra tanti i quali vivono da veri religiosi, separati dagli attacchi mondani, e che attendono a farsi santi ed a portare anime a Dio. Vi sono questi, ch'io chiamo giudici, che un giorno serviranno per giudicare i loro compagni nella valle di Giosafat; ma questi buoni religiosi, questi giudici, quanti sono? Oh Dio! son troppo pochi, come si vede; e perciò piange la Chiesa con tutti coloro che amano la gloria divina.
Non conviene alla mia picciolezza parlare qui da censore e notare i difetti in cui al presente comunemente cadono i religiosi, per li quali poi invece di dare edificazione coi loro esempi, sono di ammirazione e di scandalo agli altri. Mi dirà alcuno: Ditemi, signor riformatore, quali sono questi difetti comuni? ed insegnateci che abbiamo noi a fare per esser buoni religiosi. No signore, io non pretendo di riformare il mondo, e perciò non voglio inoltrarmi a dichiarare i difetti particolari che oggidì son fatti usuali. Dico solamente a voi che così m'interrogate, che per essere un buon religioso voi ben lo sapete quel che si ha da fare; nel vostro noviziato ben foste istruito da' maestri sulla pratica delle virtù che avevate dipoi ad esercitare nella religione, cioè l'ubbidienza, il distacco dagli affetti terreni, l'amore alla povertà, l'annegazione di voi stesso, il desiderio di essere umiliato, e tutto l'altro che bisogna a viver da buon religioso. Ma perché nel tempo presente la tepidezza e il rilassamento si è fatto comune, e poco più si attende agli obblighi dello stato religioso, pertanto poco si attende all'emenda de' difetti.
[...]Per lo più i novizi, che perseverano sino al fare i voti, vivono con fervore di spirito e danno edificazione; ma il male è che, dopo aver fatti i voti, applicandosi agli studi, subito cominciano ad intepidirsi, e trascurano di conservar lo spirito acquistato e di praticare i buoni propositi concepiti nel noviziato, in modo che da quel tempo, in vece di avanzarsi nelle virtù, di giorno in giorno van decadendo e si avanzano nei difetti. Indi quando poi son posti ad insegnare agli altri, cresce il rilassamento; mentre da allora in poi poco si attende a faticare per la gloria di Dio, ma per vantaggiare i propri interessi con passare a gradi maggiori di magistero, e così poi giungere a fare una vita meno soggetta e più comoda.
La religione con giusti fini costituisce i gradi, per cui debbono avanzarsi i religiosi, acciocch'essi maggiormente indi promuovano il bene delle anime con instruire gl'ignoranti ed infervorare i tepidi. Ma la disgrazia è che in molti religiosi il mezzo diventa fine: poiché col tempo non tanto si bada al bene della religione e dell'anime, quanto ai propri vantaggi temporali. Io ritorno a protestarmi che non pretendo di fare il riformatore, ma considero che da tali scalini si fomentano poi nelle comunità religiose tutte le ambizioni, e per conseguenza tutt'i decadimenti di spirito. Onde concludo che molto meglio sarebbe che i maestri, dopo aver compiuto il corso del loro magistero, restassero nello stesso umil grado, nel quale erano uscendo dal noviziato; perché così ognuno attenderebbe a far l'officio suo, non già per fini particolari, ma solo per adempire la divina volontà e per ubbidire a' suoi superiori. Ma perché poi dalla lettura si passa a ricevere maggiori comodi di stanza, di servitù e di preminenze; questa è la cagione perché pochi religiosi si avanzano nello spirito e nell'edificazione che dovrebbero dare agli altri. E quindi avviene che tutti i buoni piangono in vedere un rilassamento universale nelle religioni, come troppo oggidì è palese a tutti. Dov'è oggidì (comunemente parlando) nei religiosi lo spirito di ubbidienza, lo spirito di povertà, di mortificazione, di annegazione interna? Dov'è l'amore alla solitudine, alla vita nascosta, il desiderio di essere disprezzato, come han desiderato i santi? Queste sorte di virtù son divenute cose strane e pare che se ne sia perduto anche il nome.
Ma che rimedio vi sarebbe a questo male così grande e così universale? Che voglio dire? Il rimedio ha da venire dal cielo; e perciò dobbiamo noi pregare il Signore, ch'egli rimedi colla sua potenza e pietà; giacché, siccome il buono spirito dei religiosi si comunica ancora ai secolari, così all'incontro del loro rilassamento anche gli altri ne partecipano. Io per me stimo che questo raffreddamento delle religioni per la maggior parte dipende dalla mancanza e trascuratezza dell'orazione; e la mancanza dell'orazione dipende dalla mancanza del ritiro e raccoglimento. Troppo fa vedere l'esperienza, che quanto più taluni s'immergono a trattare cogli uomini, tanto meno desiderano di trattare con Dio; e quanto più essi trattano col mondo, tanto più Iddio da loro si ritira. Volentieri io parlerei (disse un giorno il Signore a s. Teresa) a molte anime; ma il mondo fa tanto strepito nel loro cuore che la mia voce non può sentirsi. Immersi pertanto molti religiosi negli affari di terra, poco pensano a stringersi con Dio. Vorrebbero levarsi dal fango della loro tepidezza e sciorsi dagli attacchi terreni in cui si trovano implicati; ma le passioni, da cui non si fanno forza a staccarsi, li tirano sempre al basso, e così perdono l'amore all'orazione.
Gli antichi monaci attendeano molto all'orazione, e perciò si faceano santi, e coll'edificazione che davano santificavano anche gli altri. Ma oggidì tutto manca perché è mancato lo spirito di orazione; e pertanto si manca all'umiltà, al distacco del mondo e all'amore a Dio; e mancando l'amore a Dio, mancano in conseguenza tutte le virtù.
Preghiamo dunque Gesù Cristo, il quale solamente può rimediare a tanto male, preghiamolo che infonda ai religiosi il suo santo amore e il desiderio di farsi santi; perché al presente par che i religiosi abbiano perduto anche il desiderio di farsi santi. Ognuno vede la necessità che vi sarebbe d'una riforma generale nei religiosi, nei preti e nei secolari, nel veder così dilatata da per tutto la corruzione dei costumi.
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Ho apprezzato tantissimo questo modo di celebrare la Messa, tuttavia per vari motivi non mi è stato più possibile prendervi parte.
Devo constatare che sono davvero pochi i sacerdoti che celebrano nello “stile tridentino” sopra descritto. Comunque grazie a Papa Benedetto XVI che ha ampliato la facoltà di utilizzare il “Missale Romanum” di San Pio V, credo che per la celebrazione del Santo Sacrificio, non ci sia più bisogno di imitare la Messa tridentina visto che si può celebrarla senza richiedere il permesso all'ordinario diocesano.
A mio avviso la forma antica del rito latino rimane una liturgia adatta solo a persone con un'intensa vita spirituale. Coloro che non sanno che cos'è la Messa (la sua essenza sacrificale) o non sanno fare orazione mentale (soprattutto sulla Passione di Cristo) difficilmente potranno apprezzare questa meravigliosa forma liturgica, la quale purtroppo viene considerata da molti come “incomprensibile” e “noiosa”.
Il ritorno dell'abito talare
E' encomiabile la grande considerazione che il Cardinale Giuseppe Siri aveva per l'abito talare e che riusciva a trasmettere ai preti della sua diocesi, i quali continuarono in gran numero ad indossare il tradizionale abito ecclesiastico anche quando ormai, in altre diocesi, era poco utilizzato.
Il Codice di Diritto Canonico impone ai sacerdoti secolari l'utilizzo della talare (anche se ammette l'uso di un altro abito secondo le disposizioni della Conferenza Episcopale del proprio Paese). Tuttavia, osservando la realtà dei fatti, ho temuto la talare potesse scomparire quasi del tutto, rimanendo relegata solo a rare occasioni particolari.
Negli ultimi tempi sto avendo l'impressione che lentamente stia cambiando la tendenza. Innanzitutto noto con grande interesse il forte aumento delle ordinazioni sacerdotali degli istituti di vita apostolica che celebrano il Santo Sacrificio della Messa nella forma antica della Liturgia Latina (in genere utilizzano tutti la talare). Inoltre qua e là comincio a vedere qualche giovane prete diocesano che indossa la talare. Certo sono ancora pochi (almeno in Italia), ma è un segnale che qualcosa sta cambiando. E poi non dimentichiamoci che ci sono diocesi (soprattutto nell'Europa dell'est) dove la talare non è mai caduta in disuso.
Tutto ciò mi fa pensare che tra qualche decennio sarà molto più frequente vedere per le strade e specialmente nelle nostre chiese i preti vestiti con l'abito talare.
Dilagano le mode indecenti
Non si chiede che le donne vadano vestite con abiti medioevali o con il burqa afghano. E' lecito ed opportuno utilizzare indumenti moderni, purché non siano "provocanti". Molte persone si domandano che cosa ci sia di male nel vestirsi in modo immodesto. La risposta è semplice: si commette scandalo (cioè si induce il prossimo a commettere un peccato). Tutto ciò che è peccato fare (uccidere, rubare, fornicare, commettere adulterio, ecc.) è peccato anche desiderare. Le mode spudorate inducono il prossimo (come minimo) a dilettarsi deliberatamente in pensieri turpi.
Nel 1953 il grande Pontefice Pio XII (di gloriosa ed immortale memoria) nell'allocuzione "Una gioia" benedisse ed incoraggiò le giovani di Azione Cattolica a "combattere" la "crociata della purezza" contro le mode indecenti. Ovviamente le "armi" da utilizzare in questo tipo di "battaglie" sono il buon esempio, i buoni consigli, la preghiera, ecc.
Diceva il Santo Giobbe: "Militia est vita hominis super terram". E' vero, la vita degli uomini sulla terra è una continua battaglia. Continuiamo dunque a combattere la "crociata della purezza". Anche se su questa terra non riuscissimo ad ottenere nessun risultato, almeno potremo dire (come disse San Paolo Apostolo) di aver combattuto la buona battaglia e potremo ottenere la ricompensa dalle mani di Dio.
Pio XII, un grande Pontefice
Di Papa Pacelli apprezzo tantissimo il suo modo di governare la Chiesa, il suo magistero e il suo entusiasmante modo di esprimersi; mi riferisco ad esempio alle parole trionfali utilizzate in un radiomessaggio dell'aprile 1939 per congratularsi per la vittoria conseguita dai "nazionali" contro i "rossi" (che massacrarono migliaia di sacerdoti) nella guerra civile spagnola oppure alle parole dell'allocuzione "Una gioia" del 1953 nella quale benedisse ed incoraggiò la "crociata della purezza" condotta dalle giovani di Azione Cattolica contro le mode indecenti.
Non voleva che i cattolici fossero una massa di smidollati. Voleva al contrario una Chiesa militante, forte, battagliera, che si adoperasse per costruire un mondo migliore, cristianizzando tutta la società, dallo sport alla scuola, dal cinema alla moda, dal lavoro alla politica.
Altri meriti che gli valgono eterna gloria in Cielo, sono la proclamazione del dogma dell'Assunzione in Paradiso della Madonna in anima e corpo, la nomina di ottimi vescovi e di cardinali di grande santità e dottrina tra cui Alfredo Ottaviani, Giuseppe Siri, Alojzije Stepinac, Clemens von Galen, Angelo Roncalli, József Mindszenty, Stefan Wyszynski ed Ernesto Ruffini (solo per citarne alcuni), sconfisse i socialcomunisti del "Fronte popolare" (che nel 1948 stavano per prendere il potere in Italia) coadiuvato dal valoroso Luigi Gedda (organizzatore dei "Comitati civici") e dai gesuiti Riccardo Lombardi e Virginio Rotondi, diede nuovo vigore alle missioni incoraggiando le ordinazioni sacerdotali tra gli indigeni, vigilò sui seminari affinché non vi fossero insegnate dottrine contrarie alla Dottrina Cattolica che egli difese strenuamente, proibendo ai teologi non allineati al Magistero della Chiesa di insegnare negli Istituti ecclesiastici.
Molti film, libri, documentari e articoli di stampa della propaganda anticlericale affermano che Pio XII fu il "Papa del Führer" o almeno che non fece quasi nulla per impedire lo sterminio degli ebrei perpetrato dai nazisti. Tutto ciò è falso. Papa Eugenio Pacelli fu sempre ostile nei confronti della pagana e razzista ideologia nazista, attirandosi le antipatie del tiranno di Berlino, basti pensare che durante l'occupazione tedesca di Roma, Hitler voleva farlo deportare.
Pio XII, denunciò varie volte i crimini commessi contro gli ebrei. Di conseguenza, la propaganda di regime, guidata da Joseph Goebbels (ministro della propaganda del Terzo Reich) protestò con veemenza contro queste prese di posizione ed accusò il Papa di essere filo-giudeo.
La storia insegna che molti persecutori della Chiesa (ad esempio la Regina Elisabetta, Re Enrico VIII, Napoleone Bonaparte, ecc.) anche se scomunicati, non cessarono di perseguitare i cattolici. Anche quando i vescovi olandesi denunciarono energicamente le deportazioni di massa degli ebrei, i nazisti inasprirono la ferocia deportando nei lager anche gli ebrei convertiti al cattolicesimo (tra i quali Santa Edith Stein). Dunque condanne ancora più energiche e clamorose (come un'eventuale scomunica di Hitler) oltre a non ottenere nessun beneficio per gli ebrei, avrebbero potuto causare mali maggiori ai cattolici che abitavano nei territori occupati dalle truppe naziste.
Pio XII, il "Pastor Angelicus", aiutò concretamente migliaia di ebrei a salvarsi dal genocidio, facendoli ospitare di nascosto all'interno del Vaticano e di centinaia di monasteri, chiese e conventi. Al termine dell'immane conflitto, numerosi e celebri ebrei tributarono pubblicamente la loro riconoscenza e gratitudine verso il Pontefice e la Chiesa Cattolica. Addirittura l'ex rabbino capo di Roma, Israel Zoller, convertitosi al cattolicesimo si fece battezzare assumendo il nome di Eugenio.
Mi auguro che in futuro, tra i cattolici, ci sia più compattezza ed ardore nel difendere la memoria di questo augustissimo Pontefice.
Quella volta alla Messa in latino
Giunto in chiesa in anticipo non ho trovato molte persone. Mi aspettavo che anche durante la Messa, la chiesa (di medie dimensioni) sarebbe rimasta semideserta, con la sola presenza di qualche nostalgico vecchietto. Ed invece a poco a poco la chiesa si è riempita e molti sono rimasti in piedi. Secondo un mio calcolo approssimativo c'erano circa duecento fedeli, tra i quali tantissimi giovani (almeno la metà). Quasi tutte le donne (anche le bambine) avevano un velo sul capo ed erano vestite con abiti modesti (cioè non spudorati, come a volte accade). Sono rimasto colpito dai giovani, i quali avevano un contegno ed una pietà inusuali. Mi sono meravigliato nel vedere così tanti ragazzi disciplinati e devoti tutti assieme.
Cominciata la Messa, ho notato con stupore che quasi tutti i fedeli recitavano in maniera naturale le preghiere in latino a loro spettanti, pronunciando le parole con chiarezza.
Quante volte abbiamo visto in chiesa i bambini parlare, ridere, sbadigliare o giocare col foglietto della Messa? Dovevate vedere invece i bambini tradizionalisti! Erano quasi tutti situati ai primi banchi, con le manine giunte seguivano attentamente il rito, e con mio grande stupore recitavano anche loro le preghiere in latino! Sembravano tanti piccoli Domenico Savio.
Per gran parte della Messa il sacerdote era rivolto "versus Deum" e non "verso il popolo" come generalmente si usa nella liturgia postconciliare. Questo è uno degli aspetti più criticati dai detrattori dell'antico messale liturgico. A me invece, non è dispiaciuto affatto vedere il prete rivolto verso Dio.
Al momento del "confiteor" per il particolare clima che si era creato e vedendo i fedeli inginocchiati che invocavano "beato Michaeli Arcangelo, beato Joanni Baptistæ, Sanctis Apostolis Petro et Paulo"... mi son venuti i brividi, quasi fosse stata imminente l'ora in cui la mia anima si troverà innanzi al tribunale di Gesù Cristo per ricevere la sentenza eterna. Ho sentito in maniera forte la sensazione di trovarmi alla presenza di un rito sacro e non di una semplice riunione conviviale. Anche i due chierichetti mi hanno impressionato per la precisione dei loro movimenti (nel vecchio "Missale Romanum" i chierichetti hanno un ruolo più attivo rispetto al Messale promulgato dopo il Concilio).
Alla consacrazione ho pensato che in quegli istanti si stava rinnovando il Santo Sacrificio del Redentore, lo stesso che avvenne sul Golgota. Ho anche avuto il piacere di risentire il campanello (scomparso in tantissime chiese). Il momento della comunione è stato uno dei più belli: che edificazione vedere i fedeli in ginocchio, ricevere il corpo di Cristo direttamente sulla lingua mentre un chierichetto teneva il piattino sotto il mento dei comunicandi per evitare che qualche frammento potesse cadere per terra ed essere calpestato.
Il canto finale è stato talmente ben eseguito che mi è rimasto impresso nella mente. Terminata la Messa, molti fedeli sono rimasti in chiesa alcuni minuti per fare il "ringraziamento dopo la comunione". La pratica del ringraziamento è un'altra di quelle cose scomparse da molte chiese.
La messa è durata circa tre quarti d'ora ...avrei voluto gustare a lungo quei momenti. In chiesa si respirava un'atmosfera veramente cattolica.
In seguito ho avuto l'occasione di assistere qualche altra volta alla Messa antica, in altre chiese dove viene celebrata in piena comunione con la Santa Sede. Anche lì ho trovato un ambiente sano, ma i tradizionalisti incontrati a Rimini sono i fedeli laici più devoti che abbia mai visto.
A scanso di equivoci, ci tengo a precisare che apprezzo molto anche il "Messale Romano" promulgato da Papa Paolo VI, entrato in vigore la prima domenica d'Avvento del 1969. Putroppo però, questa Liturgia viene spesso offuscata da vari tipi di abusi liturgici.
Caro amico che leggi, se apprezzi il canto gregoriano ed il latino e decidi anche tu di andare ad assistere al Santo Sacrificio della Messa celebrato col Messale tridentino, ti chiedo fraternamente di andare solo ed esclusivamente in una chiesa in cui il celebrante sia in piena comunione con il Papa. Infatti ci sono alcuni preti tradizionalisti che si sono staccati dalla piena unità con la Sede Apostolica. Fino a quando non si sottometteranno all'autorità del Papa, stanne alla larga e lascia perdere anche i loro scritti e le loro false tesi.
- Non è necessario aver studiato il latino, tuttavia è opportuno procurarsi un messalino in latino con la traduzione a fianco in italiano ed imparare a memoria le preghiere spettanti ai fedeli (la maggiorparte di esse dovreste già conoscerle nella versione in italiano). Le differenze di pronuncia sono poche. Ecco le principali:
"æ" (spesso si utilizzano i caratteri "ae") si pronuncia "e"; es: "aeternum"
"œ" (spesso si utilizzano i caratteri "oe") si pronuncia "e"; es: "coeli"
"ti" si pronuncia "zi"; es: "gratias"
"ph" si pronuncia "f"; es: "prophetas"
- Consiglio di imparare alcuni canti gregoriani, soprattutto i canti ordinari della Messa, dei quali i più utilizzati (e a mio parere i più belli) sono quelli del Kyriale VIII denominato "Missa de Angelis" e quelli del Kyriale IX.
- Non poche donne tradizionaliste (anche giovani) utilizzano un velo (o un foulard) sul capo, come chiese San Paolo Apostolo. E' lodevole il comportamento di quelle donne che hanno mantenuto (e in certi casi ripristinato) questa antichissima pratica.
- Il sacerdote recita il "canone romano" (cioè la preghiera di consacrazione) a bassa voce, pertanto i fedeli non riescono a sentire questa preghiera che rappresenta il cuore della Messa. In questi momenti di apparente silenzio, è opportuno meditare sulla Passione e Morte di Gesù Cristo causata dai peccati di ognuno di noi. La Messa è la rinnovazione in maniera incruenta del Santo Sacrificio della Croce.
- La Comunione si riceve inginocchiati alla balaustra (se presente), direttamente sulla lingua. Un chierichetto mantiene il piattello sotto il mento dei comunicandi per evitare che qualche frammento delle Ostie possa cadere per terra ed essere calpestato. I fedeli non devono rispondere "amen" al momento di ricevere la comunione.
Osservando questi semplici consigli non si correrà il rischio di trovarsi spaesati e di restare delusi, come è accaduto ad alcuni.
Fra Tommaso Maria di Gesù
Con grande umiltà è stato lo stesso fra Tommaso a raccontare pubblicamente la sua storia in alcune trasmissioni televisive andate in onda su piccole emittenti locali.
Pasquale Calvanese era nato il 13 luglio 1908 a Pollena Trocchia in provincia di Napoli. Dopo aver frequentato il collegio dei frati cappuccini, decise di entrare nel noviziato del medesimo ordine religioso. A causa della morte del padre, tornò a casa per aiutare la madre a sostenere la numerosa famiglia. Ormai lontano dalla protezione del convento, si lasciò affascinare dalle seduzioni del mondo, abbandonò la pratica religiosa e cominciò a vivere da libertino.
Divenuto dipendente statale, volle andare nelle colonie dell'A.O.I (Africa orientale italiana) dove tra l'altro svolse la mansione di dirigente scolastico. Nel 1940 con l'entrata in guerra dell'Italia, venne arruolato nell'esercito con il grado di tenente. Dopo alcuni mesi di guerra, cadde prigioniero nelle mani degli inglesi. Nel campo di prigionia, insieme a molti altri commilitoni si rifiutò di collaborare con i britannici. Trascorreva gran parte della giornata dedicandosi alla lettura, e da mondano qual'era, non perdeva l'occasione di soddisfare i moti della carne, commettendo spesso e volentieri atti "contra sextum" (contrari al sesto comandamento). Nonostante fosse lontano da molti anni dalla religione, aveva conservato dalla fanciullezza, l'abitudine di recitare ogni giorno una semplice giaculatoria alla Madonna. Sant'Alfonso Maria de' Liguori racconta nei suoi scritti che molti peccatori hanno avuto da Dio la grazia della conversione, solo per aver conservato qualche devozione alla Beata Vergine Maria.
Un giorno un compagno di prigionia gli diede da leggere un libro su Padre Pio da Pietrelcina. Questa buona lettura convertì il tenente Calvanese, che si "arrese" dinanzi alla logica certezza dell'esistenza di Dio. Tuttavia, per poter vivere coerentemente da cristiano, restava da superare un ostacolo gigantesco: la lussuria. Era convinto che il sesto comandamento (non commettere atti impuri) fosse stato inventato dal Papa e dai preti. Praticando la devozione mariana del "mese di maggio" capì che i peccati impuri non erano un'invenzione della Chiesa ed ottenne da Dio la forza per resistere alle tentazioni della carne.
Riuscitosi a liberare finalmente dalla tirannica schiavitù della lussuria, continuò con grande fervore a vivere cristianamente, aiutato anche dal cappellano militare, il quale ben presto gli fece comprendere che il Signore lo chiamava alla vita consacrata. Si sentiva indegno, non riusciva a capire per quale motivo Iddio chiamasse proprio lui, che era stato per tanti anni schiavo di peccati nefandi.
Nel 1946 venne liberato dagli inglesi e tornò in Italia. Dopo qualche tempo entrò nel noviziato dei cappuccini e gli venne dato il nome di fra Tommaso Maria di Gesù. Nel 1952 venne ordinato sacerdote. I superiori rimasti ammirati dal suo comportamento esemplare gli affidarono l'incarico di vice-maestro dei novizi.
Dopo il Concilio Vaticano II, fra Tommaso decise di uscire dai cappuccini per fondare insieme ad altri cinque frati un nuovo ordine che vivesse in maniera più radicale il francescanesimo. Ottenuta l'approvazione ecclesiastica, il nuovo ordine religioso denominato "frati minori rinnovati", si stabilì a Palermo dove vivevano poveramente "alloggiando" in vecchi vagoni ferroviari in disuso. Indossavano abiti rattoppati color grigio-cenerino, portavano le barbe lunghe, i capelli tagliati alla vecchia maniera francescana (come nelle immagini di Sant'Antonio), camminavano anche in inverno o con i sandali o addirittura a piedi nudi, rifiutavano tenacemente offerte in denaro, non compravano nulla per mangiare, accontentandosi di ciò che la Provvidenza (attraverso persone di buon cuore) donava loro.
L'ex tenente Calvanse, divenuto sacerdote di Gesù Cristo, si era dato alla buona battaglia dell'apostolato. Scrisse vari scritti di apologetica (tra i quali spicca "Bibbia e cristiani a confronto") nei quali confutava le tesi dei protestanti. Per le esperienze maturate nel mondo quando era libertino, riusciva nel confessionale a comprendere i penitenti ed ad aiutarli a sconfiggere i vizi della lussuria. Era molto conosciuto anche grazie alle trasmissioni televisive, nelle quali istruiva i fedeli nelle principali verità di Fede. Inoltre teneva spesso delle conferenze in giro per l'Italia (viaggiava facendo l'autostop).
Il suo stile di vita era austero ma gioviale. Si alzava nel cuore della notte per recitare le preghiere in comune con i suoi confratelli. Fino in tarda età ha praticato la "disciplina" (severe penitenze corporali).
Questo eroico francescano, rimase molto dispiaciuto, per il "terremoto" che ha colpito la Chiesa nel post-concilio. Egli apprezzava i testi del Concilio Vaticano II, ma disapprovava l'errata interpretazione che ne facevano i cattolici progressisti. Ad esempio il decreto conciliare "Perfectae caritatis" (che riguardava gli istituti religiosi) non ordinava ai religiosi di vestirsi con abiti civili e di condurre una vita rilassata, anzi! voleva che ci fosse un ritorno alle fonti e allo spirito primitivo degli ordini religiosi.
Il 25 dicembre 2005, fra Tommaso Maria di Gesù è entrato nell'eternità. Aveva 97 anni. Spero vivamente che il Signore lo abbia giudicato "servo buono e fedele".
Consigli sulla vocazione religiosa
- Salve Padre Bartolomeo!
- Salve figliolo.
- Sono venuto per chiedere alcuni consigli sulla vocazione.
- Va bene, cercherò di aiutarti.
- Sono indeciso su quale stato di vita devo scegliere. Quanto è importante fare la scelta giusta?
- La scelta dello stato di vita è di fondamentale importanza. Come un orologio nel quale si è guastata la ruota maestra non può più funzionare correttamente così una persona che ha sbagliato la scelta del proprio stato va allo sbando.
- Perchè va allo sbando?
- Devi sapere che per prendere qualsiasi stato di vita è necessaria la divina vocazione, soprattutto per assumere lo stato religioso. Ma se noi ci ribelliamo alla chiamata di Dio e facciamo di testa nostra ci verranno a mancare quegli aiuti spirituali che avremmo avuto nello stato in cui Dio ci aveva chiamati.
- Anche coloro che si sposano possono diventare santi?
- Certo, tutti sono chiamati alla santità. Però sappi che è più facile farsi santi vivendo nella verginità che nella vita matrimoniale.
- Cioè bisogna disprezzare il matrimonio?
- No! Il matrimonio è una cosa buona ma la verginità è molto più pregevole. San Paolo Apostolo, Sant'Alfonso, San Giovanni Crisostomo e tanti altri consigliavano il matrimonio solo a coloro che soffrono di abituale incontinenza.
- Come si fa a capire qual'è la propria vocazione?
- Bisogna pregare molto e frequentare i sacramenti. E' molto importante avere anche il parere di un buon direttore spirituale. A tal fine, bisogna sceglierne uno tra mille, anzi uno tra diecimila, perché se ne trovano meno di quanto si dica capaci di tale compito. Deve essere ricco di carità, di scienza e di prudenza: se manca una di queste tre qualità, c’è pericolo.
- Quanti sono coloro che hanno la vocazione alla vita religiosa o alla vita sacerdotale?
- Secondo Don Bosco, un terzo dei giovani ha nel cuore il germe della vocazione.
- E come mai i consacrati sono così pochi?
- Ti rispondo raccontandoti un fatto. Una volta San Francesco Saverio, dopo aver predicato ai giapponesi sull'immenso amore di Dio, sentì farsi questa grave obiezione: “Come mai Iddio, se è così buono come tu dici, ha aspettato tanti anni a farci conoscere i misteri del cristianesimo?” A questa domanda San Francesco Saverio gemette nel cuore, poi si fece coraggio e rispose: “Volete saperlo? ...ecco: Iddio aveva incaricato molti cristiani di venire ad annuanziarvi la Buona Novella; ma molti di essi non hanno voluto obbedire...”
- Quindi se nel mondo ci sono miliardi di infedeli in parte è colpa di coloro che non hanno corrisposto alla vocazione?
- E' proprio così, Dio ha scelto molti giovani da mandare nelle missioni, per evangelizzare gli infedeli ma molti di esssi sono talmente presi dai divertimenti sfrenati, dal frastuono delle discoteche, dai piaceri immondi, che non sentono la chiamata di Dio nel loro cuore... che tristezza! Mentre San Francesco Saverio si trovava in India, scrisse una lettera divenuta ormai celebre, al suo superiore Sant'Ignazio di Loyola in cui diceva: “Moltissimi, in questi luoghi, non si fanno ora cristiani solamente perché manca chi li faccia cristiani. Molto spesso mi viene in mente di percorrere le Università d'Europa, specialmente quella di Parigi, e di mettermi a gridare qua e là come un pazzo e scuotere coloro che hanno più scienza che carità con queste parole: Ahimè, quale gran numero di anime, per colpa vostra, viene escluso dal cielo e cacciato all'inferno!”
- Chissà forse Gesù chiama anche me a seguirlo...
- Daniele, se il Signore ti chiama in uno stato di vita più perfetto non rimandare. Satana farà di tutto pur di farti cambiare idea ma tu prega con fervore e vedrai che Iddio ti aiuterà.
- Mio padre è un anticlericale sfegatato. Quando vede in TV un ecclesiastico comincia a gridare: "Abbasso i preti! Morte alle vesti nere!". Non penso gli faccia piacere sapere che suo figlio vorrebbe entrare in un ordine religioso...
- L'elezione dello stato di vita è una scelta personale per la quale ordinariamente parlando non si è tenuti ad obbedire al volere dei genitori. Ad esempio Santa Chiara d'Assisi e molti altri santi sono letteralmente fuggiti di casa pur di adempiere alla propria vocazione nonostante l'opposizione dei parenti.
- E se poi mi accorgo che la mia non è una vera vocazione?
- Prima di pronunciare i voti perpetui passano molti anni, in questo lungo periodo di prova se uno si accorge di essersi sbagliato può tornarsene a casa.
- Ma come fa un novizio a sapere se la sua vocazione è vera oppure no?
- Bisogna che si realizzino tre condizioni. La prima è il buon fine, cioè di fuggire le tante tentazioni che infestano il mondo, di avere più mezzi per salvare l'anima, di vivere più unito a Gesù Cristo. La seconda è l'assenza impedimenti. Per esempio la salute malconcia, problemi mentali, la mancanza di talento, i genitori si trovano in uno stato di bisogno, ecc. Su tali questioni bisogna rimettersi al giudizio dei superiori, dopo aver riferito loro in modo chiaro e sincero la situazione. La terza infine è che i superiori accolgano la sua richiesta di entrare nell'ordine religioso. Se si verificano queste tre condizioni, il novizio può star sicuro della sua vocazione.
- Se un giovane è veramente chiamato da Dio alla vita religiosa ma preferisce restarsene nel mondo può ancora salvarsi l'anima?
- Diceva Sant'Alfonso che: "Chi sceglie lo stato a cui Iddio lo chiama, facilmente si salverà; e chi non ubbidisce alla divina vocazione, difficilmente, anzi sarà moralmente impossibile che si salvi. La massima parte di coloro che si son dannati, si son dannati per non aver corrisposto alle chiamate di Dio." Oh Daniele, se i giovani comprendessero la bellezza della vita religiosa pregherebbero incessantemente il Signore di essere "chiamati".
- Però chi si fa monaco perde i divertimenti del mondo.
- Oh quanti in punto di morte si son pentiti di aver vissuti nel mondo! Filippo II re di Spagna poco prima di morire disse: "Oh fossi stato frate e non monarca". Anche il figlio, quando giunse in fin di vita disse: "Sudditi miei, nel sermone dei miei funerali, non predicate altro se non questo spettacolo che vedete. Dite che non serve in morte l'esser re, se non per sentire maggior tormento d'esserlo stato". E poi esclamò: "Oh non fossi stato re, e fossi vissuto in un deserto a servire Dio, perché ora andrei con maggior confidenza a presentarmi al suo tribunale, e non mi troverei in gran pericolo di dannarmi!"
Daniele ricorda che tutti i piaceri, i divertimenti e le ricchezze della terra non possono dare la vera pace, anzi chi più è ricco di tali beni in questa vita, vive più tribolato ed afflitto. Solo Dio può darti la vera pace.
- Mia cugina è una ragazza molto pia e devota. Vorrebbe diventare suora di clausura ma c'è un tale che vorrebbe fidanzarsi con lei. Adesso è molto confusa. Cosa si potrebbe consigliarle?
-Le direi: "...sia un uomo umile creatura, sia Gesù Cristo il creatore dell'Universo ti vogliono per sposa. Rifletti attentamente su chi dei due può riempire di gioia il tuo cuore e poi sposalo. Ricordati però che nel mondo non è raro trovare delle donne pentitesi di essersi sposate a causa dei maltrattamenti che ricevono dai loro mariti simili a dei tiranni, ai dispiaceri che danno i figli, alle gelosie del consorte, ai litigi con suocere e cognate, ai dolori del parto, agli strapazzi per la cura della casa, ecc.
Anche nella vita matrimoniale potresti vivere santamente ma è molto difficile. Al contrario in un monastero di stretta osservanza sarà molto semplice per te divenire santa. Libera dalle preoccupazioni del mondo potrai dedicare tutta la vita nell'amare Dio. Se proprio non te la senti di entrare in un monastero, cerca di farti santa a casa tua vivendo da nubile, tranne nel caso in cui tu fossi abitualmente incontinente, nel qual caso è meglio prendere marito."
- Che differenza c'è tra i sacerdoti secolari e i sacerdoti regolari?
- I primi vivono nel mondo, possono avere una casa propria poichè non hanno il voto di povertà. Spesso vivono coi genitori o con altri famigliari. Sono secolari la maggior parte dei parroci. I secondi invece sono dei religiosi che hanno ricevuto l'odinazione sacerdotale. Vivono secondo una regola approvata dall'autorità ecclesiastica. In genere abitano nei conventi o nei monasteri.
- Qual'è preferibile essere?
- Certamente dei religiosi.
- Perchè?
- Se sfogli un calendario ti accorgerai che la stragrande maggiorranza dei santi canonizzati sono dei religiosi. I sacerdoti secolari invece sono una piccola minoranza e il motivo è semplice. Costoro vivendo nel mondo sono soggetti a tutte le tentazioni e alle distrazioni che distrurbano la gente comune.
E' molto difficile vivere nel mondo e pensare esclusivamente alle cose spirituali.
- Quindi è meglio entrare in un ordine religioso?
- Sì, conviene entrare in un ordine religioso di stretta osservanza. Lontano dai rumori del mondo è più facile disporsi alla preghiera e al raccoglimento. Comprendi?
- Sì. Vorrei sapere però che succede se uno entra in un ordine che non è di stretta osservanza?
- Oh no! E' meglio restare a casa propria anzichè entrare in un ordine religioso rilassato, cioè dove non si vive in maniera autentica la vita religiosa. Infatti anche se uno entrasse in uno di questi ordini con l'intenzione di farsi santo, nel giro di breve tempo riceverà talmente tante persecuzioni, derisioni e cattivi esempi da parte dei confratelli che alla fine diventerà anche lui come loro. Oh quante belle vocazioni si sono sciupate nei monasteri e nei seminari rilassati!
- E' vero Padre Bartolomeo! Anche io ho notato che molti religiosi vivono in maniera rilassata. Non sembra proprio che sono dei religiosi.
- Oh quante lacrime versano coloro che amano davvero la Chiesa nell'osservare soprattutto negli ultimi decenni un generale rilassamento di spirito. Ci sono anche coloro che vivono da veri religiosi, che si impegnano per salvare le anime e procurare maggior gloria a Dio, ma costoro quanti sono? Non molti! C'è bisogno di un rinnovamento generale.
- E cosa dire di quei consacrati che hanno seppellito l'abito religioso per vestirsi con abiti civili?
- Padre Pio a riguardo dei suoi confratelli più giovani che si mostravano contrari alla tonaca, alla tonsura, alla barba, ai piedi nudi, ecc... disse: "Che siano cacciati tutti fuori dall'ordine!"
- Sono soddisfatto delle risposte che ho ricevuto. Ho chiarito alcuni dubbi. Grazie per la disponibilità e la pazienza!
- Consigliare i dubbiosi è un dovere. Mi raccomando prega San Giuseppe e la Beata Vergine Maria affinchè ti aiutino a capire a quale stato di vita Iddio ti chiama a servirlo.
- Va bene e ...grazie ancora!
Diego Lozito
Diffusione libera
cordialiter ___ www.cordialiter.vessillo.net (blog sul cattolicesimo)
Pensieri del Cardinale Alfredo Ottaviani
Quando un sacerdote si corrompe, diventa l'agente peggiore e più rapido del disfacimento sociale.
Purtroppo il mondo si è così paganizzato che un pò del suo influsso materialistico si è infiltrato anche nelle coscienze cristiane.
Siamo purtroppo in tempi in cui si deve resistere non solo agli avversari, ma anche a quelli che, nell'interno del fronte guardano con simpatia più al campo di là che a quello proprio e nell'interno fanno più danno che se fossero già transfughi.
il nostro pensiero si vela di mestizia quando immaginiamo quante anime vengono avvelenate o inquinate dalla melma trasudata dalle pagine di tanta letteratura oscena, quante luci di fede sono offuscate dalle nebbie oscure dei libri degli atei e quanti vacillamenti sono provocati anche da tanta letteratura, che, pur non essendo oscena o blasfema, insinua il dubbio, l'incertezza, lo smarrimento, instradando le menti per vie nuove che non sono le vie del Signore.
Oggi sanno leggere quasi tutti: ma ben pochi sanno pensare.
in nessun tempo la dissolutezza e la frivolezza hanno straripato come nel nostro tempo.
La società moderna è travagliata da una febbre di rinnovamento che fa paura ed è infestata da uomini che si prevalgono di tanta nostra sofferenza per costruirvi l'impero dei loro arbitrii, la tirannide dei loro vizi, il nido delle lussurie e delle rapine. Mai il male ha assunto caratteristiche tanto vaste e apocalittiche, mai abbiam conosciuto altrettanto pericolo.
L'atomica crea un deserto meno atroce di quello che la dottrina imperante d'una società senza Dio ha creato: c'è un Sahara dello Spirito, oltre che un Sahara materiale.
Cari figli, mi rallegro con voi della vostra arte la quale ha saputo essere arte dei nostri giorni e non mero ricalco di moduli passati, creazione e non scopiazzatura, scoperta nuova e non rispolveratura scolastica; e tuttavia ha saputo stare, con tanta comprensione e bellezza, accanto alla preghiera. Così il vostro esempio giovasse tra coloro che si danno a credere, con qualche inesplicabile e indecifrabile sgorbio, di fare arte! Eppure, con tanto poco si fanno scrupolo, di ingiuriare la Chiesa e darle dell'arretrata. Non dico nulla d'altri che presumono popolare la Chiesa di mostruosità, degnissime nel miglior caso, di semifolli, non però di Dio, del popolo e della nostra civiltà. Ricordatevi, quando l'arte non sa stare con la preghiera, non sa pregare, è un brutto segno, è segno che , forse, non è nemmeno arte; ma puro inganno o di sé o degli altri o di sé e degli altri insieme.
Ma oggi, più che altro, il pericolo è costituito piuttosto da coloro che, non sapendo raggiungere in arte la bellezza, vogliono emergere con la mostruosità, con la stranezza, emula della caricatura e dell'arte dei primitivi con lo scempio delle cose e delle persone sante.
Negli anni della violenza nazista, proprio di questo io fui accusato, per questo veni additato alla esecrazione universale: ero di "coloro che stanno intorno al Papa" - Männer um den Papst. Quei nemici sono passati come una immane infestazione diabolica. [...] So bene che ai nemici di ieri ne sono succeduti altri, ancora più satanici. Tra i pochi che il Santo Padre onora oggi con l'alta dignità della Porpora c'è un grande assente. E questa assenza mi richiama alla mente la figura luminosa di un altro Porporato che da anni geme sotto le catene della anticristiana ferocia rossa. E sono assenti perché sub hostili dominatione constituiti, perchè incatenati da cotesti nuovi nemici più feroci: tanto feroci che, a sentirli, preparano il finimondo e dovunque arrivano solitudinem faciunt et pacem appellant, fanno il deserto e lo chiamano "pace"! Per orrendi e formidabili che siano, non ci fanno paura. [...] I nuovi barbari passeranno anche loro, e forse l'ora è già vicina. Il Papa resterà! [...] La Chiesa non soccombe. Non temiamo la morte: temiamo il peccato.
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